CONCORSO DI IDEE PER LA PROGETTAZIONE DELLA NUOVA SCUOLA MATERNA

Progetto: Arch. Martina Acciaioli, Arch. David Mantellassi, Ing. Gianluca Gheri

Anno: 2010

Luogo: Cazzago San Martino (Bs)

La scuola come la potrebbe costruire un bambino giocando con dei dadi colorati, forme semplici, ben intuibili anche dai più piccoli. Questa l’idea alla base del progetto presentato, che si mostra come una composizione di volumi essenziali che si incastrano e si compenetrano pur mantenendo ognuno la propria identità, in base alla funzione che ospitano.

L’essenziale logica progettuale  organizza nel parallelepipedo centrale tutti gli ambienti che servono da corollario per l’attività didattica, quindi i servizi, la cucina, la mensa, la stanza per l’assistente e quella dell’insegnate e infine i due ingressi distinti del micronido e della scuola materna. Questa spina dorsale funge da collegamento tra i sei emergenti volumi colorati, evocanti la forma archetipica della casa, che ospitano ciascuno una sezione della scuola materna e del micronido.  L’organizzazione dei locali permette l’autonomia di ogni sezione, che svolge le proprie attività nel suo nucleo dedicato, formato da un’aula spaziosa per le attività ordinate, a tavolino e speciali, una stanza per il riposo, separata dalla prima mediante un’ ampia porta ad ante scorrevoli, che all’occorrenza può essere aperta e mettere tutto lo spazio a disposizione per le attività libere e di gioco.  E’ presente, infine,  lo spazio riservato alle attività pratiche con lo spogliatoio e i servizi igienici.

L’area verde intorno all’intero complesso edilizio,  alla quale si può accedere  dalle facciate vetrate, accomuna le attività di gioco di tutti i bambini, che possono anche sfruttare gli spazi coperti  all’aperto. Separato da essa è invece il giardino dedicato al micronido, progettato con due aule e relativi servizi igienici, per ospitare le attività delle due sezioni richieste.

Tutti i locali che si trovano all’interno della striscia connettiva, sono di uso comune della scuola materna e del nido, pur con la possibilità di turni di utilizzo ( es. mensa) e quindi di una separazione delle zone per evitare una sovrapposizione di permanenza.

Il quadro delle condizioni climatiche  ha consentito di elaborare  strategie per il riscaldamento e il raffrescamento passivo dell’edificio, in base alla stagione di riferimento. La scelta di orientare le facciate vetrate dei sei volumi colorati, che ospitano le attività didattiche, a sud e sud-est, consente di captare la radiazione solare diretta in inverno, per contribuire al riscaldamento degli ambienti. Il surriscaldamento estivo della finestra solare è ridotto grazie all’aggetto della copertura, studiata, tramite le carte solari, per impedire l’irraggiamento diretto del sole nei mesi più caldi.

In estate, inoltre,  le aule adiacenti alla facciata vetrata sono raffrescate tramite una ventilazione naturale innescata da un sistema di griglie di immissione dell’aria posizionate nella parte bassa della facciata e da delle aperture collocate nella parte alta e nella copertura, permettendo l’espulsione dell’aria calda per effetto camino.

Al fine di ottenere una maggiore efficienza energetica dell’edifico, la protezione contro le esposizioni sfavorevoli a nord, in inverno, e a sud-ovest e ovest, in estate, è stata raggiunta mediante la stratigrafia della parete e della copertura, che garantisce un alto isolamento termico per impedire la dispersione del calore in inverno e garantire uno sfasamento termico  elevato  per evitare il riscaldamento degli ambienti nei mesi estivi.

La conoscenza della ventilazione prevalente della zona ha determinato la decisione di proteggere l’edificio dai venti invernali provenienti principalmente da Ovest, mediante barriere vegetali composte da alberature e siepi lungo la recinzione dell’area, riducendo la velocità del vento in prossimità delle facciate esterne. L’esposizione ai venti estivi, accompagnata dall’obreggiamento sulle vetrate e dall’ evapotraspirazione della vegetazione circostante, crea un microclima capace di innescare  un raffrescamento passivo.

Il comfort abitativo, oltre al benessere termo-igrometrico, è garantito anche dall’isolamento acustico delle strutture verticali e orizzontali, sia trasparenti che opache, e anche dalla qualità dell’illuminazione naturale.

Ad integrazione degli apporti solari passivi è stato dimensionato un impianto di riscaldamento a pannelli radianti a pavimento, alimentato da una caldaia a condensazione. Come prescritto dalla normativa regionale sull’efficienza energetica,  è prevista l’istallazione di pannelli solari, posti sulle falde delle coperture esposte a sud,  per la produzione di acqua calda sanitaria fino a coprire il 50 % del fabbisogno. È inoltre progettato un impianto a pannelli fotovoltaici, anch’essi collocati sul tetto con un’appropriata esposizione, per una produzione di energia elettrica di 3 Kwh.

La centrale termica è predisposta per l’allacciamento alla rete di teleriscaldamento come richiesto dalla normativa regionale.

L’obiettivo di unire i principi bioclimatici ad una progettazione biocompatibile ed ecosostenibile , studiando soluzioni mirate al contesto, sta alla base della concezione ideativa dell’intero complesso edilizio.

Il sistema costruttivo scelto è a pannelli portanti in legno, costituito da strati incrociati con cavicchi di legno, senza uso di colle o elementi metallici. Oltre a usare un materiale naturale e ecosostenibile, con le dovute certificazione di provenienza e di gestione sostenibile dei boschi, questo metodo offre il vantaggio di essere adatto alla prefabbricazione e quindi di velocizzare i tempi di costruzione e di montaggio.

La rosa dei materiali impiegati, dagli isolanti in fibra di legno, ai rivestimenti in alluminio, alle pavimentazioni esterne in legno riciclato, agli intonaci in calce idraulica naturale, alle vernici naturali permette di abbattere il grado di inquinamento indoor, in modo da salvaguardare la salute delle persone che vivono nell’edificio.

In termini di scelte ecologiche, il trattamento delle acque reflue è affidato ad un sistema di depurazione naturale attraverso la fitodepurazione a flusso orizzontale sommerso dimensionato in base  a 25 a.e. calcolati in funzione della destinazione d’uso dell’edificio. Dopo il pretrattamento delle acque grigie e nere, mediante un degrassatore e una fossa tricamerale, i reflui sono convogliati all’interno di un pozzetto di ingresso, che li introduce in un bacino impermeabilizzato e riempito con un materiae ghiaioso, vegetato da piante acquatiche ( tipo Typha o Phragmites Australis ). L’azione combinata delle piante e dei microrganismi presenti depurano i reflui, che in uscita sono raccolti in un serbatoio di accumulo, pronti per essere riutilizzati per l’irrigazione delle aree verdi della scuola.