MUOVERSI NELL’IMMOBILE

Superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale

Il Monastero di San Clemente in Prato

Ipotesi per la conservazione e il recupero

Progetto: Arch. Martina Acciaioli , Arch. Paola Buti

Anno: 2008

Progetto Selezionato per la Pubblicazione del Ministero per i Beni e le attività culturali

Il monastero di San Clemente viene insediato tra la terza cerchia muraria trecentesca e la seconda del XII della città di Prato a seguito di un notevole sviluppo urbano nel corso del ‘200, quando vennero fondati il Convento dei frati di San Domenico e il monastero femminile di San Niccolò. Questi sedi domenicane si concentrarono in uno spazio che, rimasto vuoto per lungo tempo, divenne, il luogo dei cosidetti “Corpi santi”, dimore della preghiera e della religiosità, come una sorta di presidio intorno e all’interno delle mura cittadine, modellando il tessuto urbano di Prato.

Su tale fascia urbana, sorsero il monastero domenicano di San Vincenzo nel 1503 e il nostro Monastero di San Clemente, che nacque nel 1515 dalla volontà di poche suore Benedettine del monastero pratese di San Michele, di fondare un convento domenicano, insediandosi in una casa donatagli da un benefattore. Il convento si ampliò nel corso del XVI secolo con procedimenti costruttivi comuni agli altri monasteri domenicani pratesi, trasformando diverse case di civile abitazione, ricevute da alcune donazioni, fino a comprendere tutti gli orti retrostanti alle case sulla via di San Vincenzo. Dopo le ingenti  ricostruzioni a seguito del crollo di una volta del coro (1583), sostanziali traformazioni si ebbero alla fine del XVIII secolo con le riforme e le soppressioni del Granduca Pietro Leopoldo, quando il monastero di San Clemente fu adibito a conservatorio per l’educazione di fanciulle di secondo ceto. A tale periodo risalgono il tamponamento del chiostro cinquecentesco con gli affreschi e la realizzazione della cappella di San Benedetto al primo piano.

Dal 1849, dopo la soppresione Napoleonica, San Clemente ospita di nuovo le suore benedettine di San Michele, che occupano solo la zona a ponenente della chiesa, mentre l’altra parte dell’edificio è destinata a ospitare una scuola e una corale. Durante il ‘900 vennero fatte opere di manutenzione e venne costruito un nuovo piano del noviziato e una terrazza sopra il  cortile.

L’immobile oggi si sviluppa su tre livelli con ambienti organizzati intorno al cortile centrale. Al piano terra sono sistemate tutte le stanze per il lavoro e la preghiera: la chiesa, che ha un accesso pubblico dalla strada, i parlatori, la sagrestia, gli spazi destinati alla clausura come il coro, il capitolo, le stanze da lavoro, la cucina, il refettorio e la stanza della Badessa interamente decorata e affrescata. L’ala sopra il refettorio si sviluppa su due piani, dove si trovano le celle delle suore, solo in parte utilizzate, così come nelle stanze parallele alla strada del piano mezzanino. Nel piano del monastero sopra la chiesa si trovano depositi inutilizzati e le vecchie celle abbandonate, nelle quali è possibile vedere la confromazione, l’uso di sistemi costruttivi e materiali originali dell’edificio cinquecentesco.

Il progetto di recupero su questo edificio mira a trasformare porzioni non usate in spazi con una nuova organizzazione interna e con funzioni che possano integrarsi con l’attuale destinazione d’uso. Per questo seguendo la vocazione architettonica e funzionale dell’edificio è emersa la proposta di realizzare un centro di accoglienza femminile e infantile in situazioni di difficolta, con l’obiettivo di introdurli nella società e nel modo del lavoro. Questa scelta ci ha permesso di non dover intervenire in modo troppo invasivo, limitando al massimo le demolizioni, prevedendo una necessaria divisione tra spazi da destinarsi alla clausura e quelli per l’accoglienza esterna.

Inevitabile è la realizzazione di un secondo ingresso oltre all’esistente, in modo che quest’ultimo possa rimanere ad uso esclusivo del convento, al quale rimangono le parti di edificio più antiche e di maggior pregio architettonico, con la chiesa e il coro.

Gli interventi mirati a rendere accessibile l’edificio sono principalmente quelli del centro di accoglienza che si concentra negli spazi aggiunti nel corso del ‘900 di minor pregio, anche se viene introdotto un  ascensore in un piccolo stanzino, adesso usato come deposito, nella zona destinata a convento.

L’entrata principale del centro quindi è posizionata nel prospetto posteriore, utilizzando  un’ampia porta d’accesso esistente. Necessaria è la realizzazione di una rampa di discesa per arrivare alla quota del pavimento interno trovandosi ad un livello più basso rispetto alla linea del terreno. E’ stato opportuno realizzare un nuovo corpo scale e ascensore per il collegamento verticale, posizionato nell’attuale lavanderia con la funzione di eventuale via di fuga. Il nuovo corpo scala con ascensore, uscendo fuori dalle mura esistenti al livello del mezzanino, viene inserito in un involucro leggero e trasparente con montanti in acciaio e tamponature in vetro. La struttura portante della scala è in acciaio con pedate in materiale antisdrucciolevole, il parapetto viene previsto con corrimano e montanti in acciaio e pannelli in vetro. Si prevede inoltre l’abbassamento della quota del pavimento del vano dove è collocato la nuova scala e il bagno per disabili limitrofo, in modo da renderli allo stesso livello dell’atrio d’ingresso e della nuova sala conferenze.

Tutto l’edificio, infine, è stato dotato del necessario numero di servizi igienici per persone disabili sfruttando gli spazi esistenti e cercando di non modificare in maniera eccessiva l’architettura originale.